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Per tutto il resto della sua vita (Ottavia) non smise mai di piangere e di lamentarsi, né accettò (di ascoltare) alcuna parola che (le) arrecasse un po' di conforto1; non permise neppure di essere distratta (dal suo dolore); rivolta ad un solo pensiero e con la mente totalmente fissa (in esso), rimase per tutta la vita come era stata2 durante il funerale, non dico senza riuscire a risollevarsi, ma (addirittura) rifiutando di essere tirata su, convinta che smettere di piangere (significasse) perdere il figlio un'altra volta3. Non volle avere alcun ritratto del figlio tanto amato, (non volle) che le venisse fatto alcun accenno a lui. Odiava tutte le madri e impazziva di rabbia soprattutto nei riguardi di Livia, perché le sembrava che a suo figlio fosse passata la felicità che lei si aspettava per il suo4. Amica soltanto del buio e della solitudine5, senza curarsi neppure del fratello, respinse le poesie composte per celebrare il ricordo di Marcello ed altri onori della cultura e chiuse le sue orecchie ad ogni conforto. Appartata dalle cerimonie ufficiali e odiando profondamente (exosa) perfino la gloria troppo splendente della grandezza fraterna, si seppellì (viva) e si nascose (a tutti). Pur circondata dai figli e dai nipoti6, non depose (mai) la veste da lutto, non senza un atteggiamento offensivo nei confronti di tutti i suoi: infatti, sebbene essi fossero (ancora) vivi, lei si considerava sola al mondo.