Il valore educativo e terapeutico della musica

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Infatti Platone non solo in alcuni altri passi ma soprattutto nel Timeo non potrebbe neppure essere capito se non da coloro che abbiano attentamente assimilato anche questa parte della (sua) dottrina. Parlo dei filosofi, la cui fonte stessa, Socrate, non si vergognava di imparare, già vecchio, a suonare la lira (lett.: di essere istruito nella lira): si è tramandato che grandissimi condottieri avessero suonato la cetra e il flauto e che gli eserciti degli Spartani fossero stati infiammati dai ritmi musicali. Del resto, che cos’altro fanno nelle nostre legioni i corni e le trombe? E quanto più è forte il loro suono, tanto più la gloria romana supera (la gloria de)gli altri nelle guerre. Pertanto non invano Platone ha giudicato la musica necessaria all’uomo di Stato, che chiama politicòs. E i capiscuola di quella setta che ad alcuni sembra la più severa, ad altri la più rigida, furono di (lett.: in) questo avviso, di ritenere (cioè) che alcuni dei (loro) filosofi avrebbero potuto dedicare qualche impegno a questi studi (musicali) e Licurgo, autore di leggi durissime per gli Spartani approvò l’insegnamento della musica. E sembra che la natura stessa ce l’abbia data per così dire in dono per sopportare più facilmente le fatiche, se è vero che il canto incoraggia anche i rematori (lett.: sing).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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