Analisi dettagliata del I periodo:

Gratiam habeo Simonidi illi Cio, (quem ferunt) (primum artem memoriae protulisse).

Nella suddivisione del periodo in proposizioni abbiamo spostato il verbo ferunt per comodità di analisi, ma anche per evitare confusione nella sistemazione della parentesi. Detto questo, considera con attenzione il pronome quem: esso introduce la relativa, ma funge anche da soggetto della oggettiva (quem ferunt... protulisse corrisponde in pratica a et ferunt eum... protulisse); traducendo alla lettera non puoi sbagliare. Ferunt, poiché regge una proposizione oggettiva, non può avere il significato di "portare", pertanto consulta con cura il vocabolario. Primum potrebbe essere sia un avverbio, sia un aggettivo predicativo del soggetto: in questo caso devi seguire il buon senso, ma in ogni modo non commetteresti un errore grave. Anche per il significato di protulisse, che ha come complemento oggetto artem memoriae, ti conviene consultare bene il vocabolario.

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Analisi dettagliata del II periodo:

Dicunt enim, (cum cenaret Crannone in Thessalia Simonides apud Scopam fortunatum hominem et nobilem) (cecinissetque id carmen), (quod in eum scripsisset), [in quo multa (ornandi causa) poetarum more in Castorem scripta et Pollucem fuissent], (nimis illum sordide Simonidi dixisse) [se dimidium eius ei, (quod pactus esset), pro illo carmine daturum];

 

Questo periodo è composto di ben nove proposizioni, di cui una principale e otto dipendenti; gli introduttori sono cinque: dunque, escludendo la principale, tre proposizioni devono essere implicite, e infatti ci sono una finale espressa con il gerundio e due oggettive con il verbo all'infinito. L'intero periodo dipende da dicunt.
Esaminiamo le otto dipendenti:

  1. cum... nobilem: il soggetto è Semonides, che è a cena da un uomo facoltoso; ci viene detto con precisione anche il nome del luogo, una città della Tessaglia, Crannone, in ablativo secondo le particolarità del complemento di stato in luogo.

  2. cecinissetque id carmen: è coordinata al precedente cum narrativo, ma, attenzione, il tempo del verbo è cambiato.

  3. quod... scripsisset: la relativa ha il verbo al congiuntivo perché si riporta un racconto in forma indiretta (congiuntivo obliquo): in italiano si traduce con l'indicativo; il tempo resta invariato. Quod concorda con carmen che è di genere neutro. In eum: in questo caso non c'è idea di ostilità!

  4. in quo... fuissent: è coordinata alla precedente relativa e in quo è ancora riferito al carmen di Simonide; scripta fuissent sta per scripta essent

  5. ornandi causa: finale espressa con il genitivo del gerundio + causä

  6. nimis... dixisse: ecco l'oggettiva dipendente direttamente da dicunt. Illum, il soggetto, è Scopa.

  7. se... daturum: oggettiva dipendente da dixisse. Se è sempre Scopa, soggetto di dixisse, e daturum sottintende esse; ei è Simonide e funge da complemento di termine retto da daturum esse.

  8. quod pactus esset: relativa con il congiuntivo obliquo. Quod a questo punto non può essere riferito che ad eius, il quale deve essere di genere neutro: "la metà di quello che..."

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Analisi dettagliata del III periodo:

reliquum a suis Tyndaridis, (quos aeque laudasset), peteret, (si ei videretur).

 
 

Inizia qui l'oratio obliqua, per la quale ti rimandiamo all'apposita scheda. Ti segnaliamo che la proposizione principale è esortativa e funge anche da apodosi del periodo ipotetico, che a prima vista sembra del terzo tipo. Se però provi a volgere in discorso diretto questo periodo, esso diventa: "Se ti pare, chiedi il resto ai tuoi Tindaridi, visto che li hai elogiati allo stesso modo". Il periodo ipotetico è dunque del primo tipo, ma nel discorso indiretto sappiamo che i tempi e i modi dei verbi subiscono dei cambiamenti. Tu comunque devi tradurre il periodo in forma indiretta, perciò... occhio ai tempi! Ricorda la costruzione di petere, nonché quella di videor. La relativa ha, ovviamente, il congiuntivo, però potrebbe anche essere una relativa impropria con valore causale. In questo caso puoi scegliere come meglio credi.

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Analisi dettagliata del IV periodo:

Ferunt (paulo post esse nuntiatum Simonidi) (ut prodiret);

 

Di nuovo abbiamo spostato il verbo ferunt per comodità di analisi. Esso costituisce la proposizione principale, da cui dipende l'oggettiva paulo post esse nuntiatum Simonidi; ut prodiret è una completiva retta da nuntiatum esse.

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Analisi dettagliata del V periodo:

(iuvenis stare ad ianuam duo quosdam), (qui eum magno opere evocarent);

 

Ancora un'oratio obliqua, che comprende anche i tre periodi successivi. Come tu sai nell'oratio obliqua le proposizioni principali hanno il soggetto in accusativo e il verbo all'infinito in quanto sono considerate, a volte solo idealmente, dipendenti da un verbo di dire o di pensare (noi infatti le abbiamo sottolineate e nello stesso tempo racchiuse tra parentesi tonde): nella traduzione però devono essere trattate come delle vere e proprie proposizioni principali.
Considera attentamente: stare è un presente e come tale esprime azione contemporanea al verbo reggente: se dipendesse da ferunt dovrebbe essere tradotto con il presente indicativo "(raccontano che) alla porta ci sono...", ma, come puoi capire facilmente, non va bene: infatti, che alla porta ci siano due giovani è quanto viene annunciato a Simonide, non quanto viene raccontato; in poche parole, raccontano che a Simonide fu annunciato che alla porta c'erano due giovani. Dunque stare dipende da esse nuntiatum e non da ferunt: pertanto va tradotto con l'imperfetto.
Iuvenis, che concorda con duo quosdam, sta per iuvenes; quosdam puoi anche non tradurlo: infatti sta ad indicare che non si sapeva chi fossero quei due giovani, ma in italiano l'espressione "due giovani" è già di per sè sufficientemente indeterminata.

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 Analisi dettagliata del VI periodo:

(surrexisse illum), (prodisse), (vidisse neminem):


 

Questo e i due periodi successivi dipendono da ferunt, che non devi più ripetere nella traduzione: ci troviamo infatti nell'oratio obliqua, in cui, ricordalo bene, le infinitive sono proposizioni principali.
Nota la suspence creata dalla sequenza dei tre infiniti perfetti coordinati fra loro per asindeto, che farai bene a tradurre con il passato remoto.

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Analisi dettagliata del VII periodo:

[hoc interim spatio conclave illud, (ubi epularetur Scopas), concidisse];

 

Continua l'oratio obliqua: la principale è concidisse. Ubi epularetur è relativa con il congiuntivo obliquo. Quanto al significato di spatio, scegli sul vocabolario un termine adeguato al contesto.

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Analisi dettagliata del VIII periodo:

(ea ruina ipsum cum cognatis oppressum suis interisse):

 

Anche questo periodo è riportato in oratio obliqua; oppressum è participio predicativo rispetto a ipsum: infatti indica come è morto Scopa insieme agli altri convitati.

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Analisi dettagliata del IX periodo:

(quos cum humare vellent sui) [neque possent (obtritos) internoscere ullo modo], Simonides dicitur ex eo, (quod meminisset) (quo eorum loco quisque cubuisset), demonstrator unius cuiusque sepeliendi fuisse;

 

Il periodo dipendente da dicitur si articola apparentemente in sette proposizioni: però, poiché dicitur ha la costruzione personale col nominativo e l'infinito, la proposizione ex eo... fuisse si considera parte integrante della principale. Il periodo dunque è formato da sei proposizioni, di cui una principale e cinque dipendenti. Gli introduttori sono quattro, il che significa che una proposizione deve essere implicita: trovi infatti un participio (obtritos) con valore causale. I conti tornano.
Esaminiamo dunque le singole proposizioni:

  1. quos... sui: quos è nesso relativo: infatti la proposizione a cui appartiene è introdotta da cum narrativo; il soggetto è sui, vale a dire i parenti di ciascuno, ma come lo traduci alla lettera?

  2. neque... modo: coordinata al cum narrativo precedente.

  3. obtritos: participio congiunto a eos sottinteso. Non è un participio sostantivato perché prima si è detto che i commensali sono stati travolti dal crollo della sala da pranzo: quindi sono appunto questi poveretti che sono obtritos.

  4. Simonides dicitur ex eo... fuisse: la principale. Sepeliendi è genitivo del gerundivo concordato con unius cuiusque (non devi legarlo a fuisse!) ed è bene tradurlo con il significato della perifrastica passiva: infatti i morti dovevano essere seppelliti. La possibilità che unius cuiusque sia il complemento oggetto di sepeliendi è da scartare, in quanto Simonide indica le singole persone da seppellire, non indica, invece, di seppellire le singole persone; quindi non si tratta di un gerundivo usato in luogo del gerundio.

  5. quod meminisset: dichiarativa epesegetica strettamente collegata a ex eo: "(per il fatto) che...".

  6. quo... cubuisset: è interrogativa indiretta.

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Analisi dettagliata del X periodo:

(hac tum re admonitus) invenisse fertur (ordinem esse maxime), (qui memoriae lumen adferret).

 
 

In questo periodo, formato da quattro proposizioni, ti segnaliamo solo alcuni punti da considerare con attenzione. Fertur, la principale, ha costruzione personale (con il nominativo e l'infinito, esattamente come dicitur del periodo precedente): il soggetto sottinteso, con il quale concorda il participio ad esso congiunto, admonitus, è Simonide. Questi è anche soggetto di fertur invenisse; da invenisse dipende poi la oggettiva con il suo soggetto in accusativo ordinem (poiché questa oggettiva ha il soggetto in accusativo, e non in nominativo come richiesto dalla costruzione personale, non può dipendere da fertur). La relativa è introdotta da qui, che concorda con ordinem, e ha il congiuntivo obliquo.

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Analisi dettagliata del XI periodo:

[Itaque eis, (qui hanc partem ingeni exercerent), locos esse capiendos] [et ea, (quae memoria tenere vellent), effingenda animo] (atque in eis locis conlocanda);

 

Questo e il periodo successivo sono riportati dall'autore in discorso indiretto o oratio obliqua in quanto esprimono il pensiero di Simonide. Il periodo consta di tre proposizioni infinitive, la principale e le sue due coordinate, e di due relative con il verbo al congiuntivo imperfetto. In italiano è bene tradurre i tempi al presente, perché la scoperta fatta da Simonide per aiutare la memoria è valida in tutti i tempi. Il latino deve però rispettare le regole della consecutio temporum e dell'oratio obliqua: in dipendenza da Simonidem invenisse la contemporaneità si esprime con l'imperfetto congiuntivo. In pratica nel discorso indiretto il periodo si presenta così: "Simonide aveva scoperto che quelli che volevano..., dovevano..."; nel discorso diretto invece si presenta così: "Secondo Simonide, tutti quelli che vogliono..., devono...".
Nelle proposizioni infinitive si trova la perifrastica passiva: ricordati che essa indica sempre una necessità o un dovere e che colui che deve compiere un'azione si esprime in caso dativo.

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Analisi dettagliata del XII periodo:

(sic fore) (ut ordinem rerum locorum ordo conservaret), (res autem ipsas rerum effigies notaret) (atque ut locis pro cera, simulacris pro litteris uteremur).

 

Il discorso relativo all'oratio obliqua vale anche per questo periodo. La circonlocuzione fore ut + congiuntivo si usa d'obbligo in sostituzione dell'infinito futuro quando il verbo non ha il supino, spesso in sostituzione dell'infinito futuro passivo, ma talvolta, come in questo caso, anche in luogo dell'infinito futuro attivo di un verbo che ha regolarmente il supino: conviene quindi evitare di tradurre alla lettera: "Così accadrà che..."; sarà molto meglio invece omettere fore e tradurre le tre completive ut... conservaret, ...notaret e ut... uteremur direttamente come principali con il verbo al futuro.
Ora fa' attenzione, all'interno di ogni proposizione, alla posizione delle singole parole, insomma alla costruzione. Ordinem rerum e locorum ordo formano un chiasmo, quindi ordinem regge rerum e ordo regge locorum; l'effigies rerum ha il compito di notare (cercane il significato sul vocabolario) ipsas res; il verbo utor regge l'ablativo (locis e simulacris). È importante comunque che tu capisca quello che l'autore vuole dire: per aiutare la memoria dobbiamo trasformare i concetti in immagini e inserire poi queste immagini in luoghi ben precisi, che formeranno nella nostra mente un percorso obbligato più o meno lungo. Basterà associare le immagini ai luoghi per riuscire a ricordare perfettamente e in ordine tutti gli argomenti di un discorso. Nell'ultima frase il concetto viene ulteriormente chiarito con un paragone ovviamente adatto ai tempi in cui viveva Cicerone: tu sai che allora si scriveva su tavolette ricoperte di cera, così le immagini sono paragonate alle lettere e i luoghi alla cera in cui le lettere si imprimono.

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