Indice della scheda: L'esempio


Che cosa s'intende per oratio obliqua

Si tratta di un costrutto assai frequente in latino, in particolare nella prosa storica, ma di comprensione non immediata, perché pochissimo usato in italiano.
Noi siamo infatti soliti distinguere fra "discorso diretto" (in latino oratio recta), che riporta le parole di un personaggio così come furono pronunciate, fra virgolette, e "discorso indiretto" (da alcuni chiamato "stile indiretto", senza che ciò contribuisca gran che a chiarire la questione), che pone queste stesse parole in dipendenza da un verbo di dire, pensare, chiedere, rispondere:

Discorso diretto: Gli chiese: "Come stai?" Discorso indiretto: Gli chiese come stesse.

Il latino conosce, naturalmente, anche questo secondo modo di riportare i discorsi, ma non è questo che s'intende, propriamente, per oratio obliqua: quest'ultima, infatti, utilizza costrutti che solo in parte si giustificano con la dipendenza da un verbo di dire (espresso o sottinteso, ma comunque situato al di fuori dell'oratio obliqua).
Ti proponiamo un esempio in italiano, perché il concetto ti sia più chiaro:

Oratio recta: Lo assalì indignato: "Perché tiostini a mentire? Ho scoperto tutto! E dovrei perdonarti, secondo te?" Oratio obliqua: Lo assalì indignato: perché si ostinava a mentire? Aveva scoperto tutto! E avrebbe dovuto perdonarlo, secondo lui?

Come ben vedi, non tutti i costrutti dell'oratio obliqua sopra riportata sono ammissibili in dipendenza da un verbo di dire o di chiedere: in particolare, se davvero tutto fosse sottoposto ad una qualsivoglia dipendenza sintattica, non vi sarebbero domande dirette.
Diremo perciò che l'oratio obliqua è un discorso direttamente o idealmente retto da un verbo di dire (o simili), oppure mediato attraverso il pensiero di qualcuno.

In latino, nel passaggio dall'oratio recta all'oratio obliqua, si verificano alcuni cambiamenti che ti renderanno talvolta difficile identificare con sicurezza il tipo e la funzione delle varie proposizioni.
Qui di seguito ti forniamo uno schema generale che dovrebbe esserti d'aiuto. Inoltre ricorda che, in caso di dubbio, esiste un piccolo ma utilissimo trucco: trasformare l'oratio obliqua in oratio recta


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Le proposizioni principali e le loro coordinate

a. I modi

Le principali enunciative (negazione non), cioè quelle all'indicativo, le interrogative retoriche non volitive, le esclamative e i congiuntivi potenziali e irreali in forma non interrogativa, si esprimono con accusativo + infinito (da notare che l'apodosi irreale e quella potenziale nel passato hanno l'infinito in -urum fuisse o potuisse + infinito presente);
le principali volitive (negazione ne), vale a dire quelle con l'imperativo ed i congiuntivi esortativo ed ottativo, le interrogative reali e le interrogative retoriche volitive (incluse quelle con i congiuntivi potenziale e dubitativo) si esprimono con il congiuntivo.
N.B.: Il congiuntivo concessivo è espresso ora con l'accusativo e l'infinito, ora con il congiuntivo.


b. I tempi

I tempi dell'infinito sono regolati dal loro rapporto con il verbo di dire espresso o sottinteso (in quest'ultimo caso farai riferimento al tempo dell'ultima proposizione principale); avremo cioè:

   l'infinito presente se il rapporto è di contemporaneità;
   l'infinito perfetto se il rapporto è di anteriorità;
   l'infinito futuro se il rapporto è di posteriorità.

I tempi del congiuntivo sono quelli richiesti dalla consecutio temporum; tuttavia tieni presente che nel discorso indiretto la consecutio non è osservata rigorosamente.


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Le proposizioni subordinate

Le subordinate di modo indefinito (infinito, participio, gerundio, gerundivo, supino) restano immutate; le subordinate di modo finito (indicativo o congiuntivo) passano tutte al congiuntivo: gli indicativi si trasformano infatti in congiuntivi obliqui, perché si riporta indirettamente il pensiero di qualcuno.
I tempi del congiuntivo sono quelli richiesti dalla consecutio temporum, ma con qualche libertà.
Restano all'indicativo le frasi che introducono osservazioni obiettive o incidentali e le relative nominali, oltre alle temporali con dum e il presente indicativo.

Nota bene: Domandati sempre se i congiuntivi delle subordinate fossero tali in origine, oppure se si tratti di indicativi passati al congiuntivo: saperlo è essenziale per tradurli correttamente!


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Pronomi e avverbi

Nel passaggio dall'oratio recta all'oratio obliqua i pronomi personali e dimostrativi, gli aggettivi possessivi, gli avverbi di tempo e di luogo subiscono alcune trasformazioni, in verità abbastanza ovvie: è chiaro, infatti, che una frase come: "Ieri abbiamo visto qui tuo padre", dovendo dipendere da un "essi dissero" sottinteso, si trasformerà così: "Il giorno prima avevano visto suo padre".

In particolare avremo:


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Schema riassuntivo

Proposizioni Modi
Principali e loro coordinate enunciative
(all'indicativo, interrogative retoriche non volitive, esclamative, congiuntivi potenziali e irreali in forma non interrogativa)
accusativo
volitive
(imperativo, congiuntivi esortativo e ottativo, interrogative reali e retoriche volitive)
congiuntivo + infinito
Subordinate con modi indefiniti restano inalterate
con modi finiti congiuntivo (tranne le incidentali, le osservazioni obiettive e le perifrasi)


Tempi
i congiuntivi seguono, con una certa libertà, la consecutio temporum;
gli infiniti si regolano in base al loro rapporto temporale con il verbo di dire espresso o sottinteso.



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