Torna alla home

Carmi 7, 30, 31, 72, 76, 99, 101 

                

                               7

Endecasillabi faleci:

 

Quaris qut mihi bsitines

tae, Lsbia, snt sats suprque.

Qum magns numers Libssae arnae

lsarpcifers iact Cyrnis,

raclm1 Iovis nter astusi

t Batt veters sacrm seplcrum,

ut quam sdera mlta, cm tact nox,

frtivs hominm vidnt amres,

tm te bsia mlta bsire

vsan satis t supr Catllo est;

qua nec prnumerre crisi

pssint nc mala fscinre lngua.

 

(1) In questo caso -um non si elide, perch la I di Iovis semiconsonantica.

 

Traduzione:

(Mi) chiedi quanti baci 

tuoi, Lesbia, siano per me pi che sufficienti [lett.: sufficienti e di troppo].

Quanto () grande il numero (dei granelli) di sabbia libica

(che) si stendono [lett.: stende] a Cirene ricca di silfio,

tra l'oracolo infocato di Giove [lett.: l'oracolo di Giove infocato]

e il santo sepolcro dell'antico Batto1,

o quante (sono) le stelle (che), quando tace la notte,

vegliano gli amori furtivi degli uomini,

che tu (mi) baci con tanti baci2

pi che sufficiente per il (tuo) pazzo Catullo:

(tanti) che n i maligni possano contarli,

n le malelingue3 gettarvi il malocchio.

 

 

(1) Questo carme una sorta di rivisitazione clta del tema gi trattato nel carme 5, come si nota dalla presenza di allusioni "per addetti ai lavori": Cirene infatti la citt natale di Callimaco (il poeta alessandrino cui si ispira la poetica dei potae novi) e Batto il suo progenitore;

(2) basia accusativo dell'oggetto interno di basiare;

(3) attenzione: mala... lingua (letteralmente singolare = "una malalingua") soggetto.

 

                          30

Asclepiadei maggiori:

 

Alfene immemor atque unanimis false sodalibus,

iam te nil miseret, dure, tui dulcis amiculi?

Iam me prodere, iam non dubitas fallere, perfide?

Nec facta impia fallacum hominum caelicolis placent:

quae tu neglegis ac me miserum deseris in malis.

Eheu, quid faciant, dic, homines, cuive habeant fidem?

Certe tute iubebas animam tradere, inique, me

inducens in amorem, quasi tuta omnia mi forent.

Idem nunc retrahis te ac tua dicta omnia factaque

ventos irrita ferre ac nebulas aerias sinis.

Si tu oblitus es, at di meminerunt, meminit Fides,

quae te ut paeniteat postmodo facti faciet tui.

 

 

Asclepiadeo maggiore:

 

N.B.: Il "segreto" per riuscire a leggere questo verso, bellissimo e molto musicale, ma un po' astruso, di far sentire in modo marcato le tre pause.

La pronuncia comunque non affatto sicura: alcuni interpreti accentano sia la prima sia l'ultima sillaba, altri solo una delle due, altri nessuna delle due, come a noi personalmente pare preferibile. C' poi chi omette il quinto ictus metrico. Noi, per completezza, riportiamo tutti gli accenti.

lfene mmemor t || que nanims || flse sodlibs,

im te nl misert, || dre, tu || dlcis amcul?

Im me prdere, im || nn dubits || fllere, prfid?

Nc facta mpia fl || lcum hominm || calicols placnt:

qua tu nglegis c || m miserm || dseris n mals.

heu, qud facint, || dc, homins, || cive habent fidm?

Crte tte iub || bs animm || trdere, inque, m

nducns in am || rm, quasi t || ta mnia m fornt.

dem nnc retrahs || te c tua dc || ta mnia fctaqu

vntos rrita fr || re c nebuls || eris sins.

S tu obltus es, t || d memin || rnt, memint Fids,

qua te ut panitet || pstmodo fc || t facit tu.

 

Traduzione:

Alfno, (tu) immemore e falso verso gli amici intimi, 

non hai pi alcuna piet, crudele, del tuo dolce amichetto? 

Non esiti pi a tradirmi, a ingannarmi, o perfido? 

Le azioni empie degli uomini bugiardi non piacciono agli di:

ma tu non te ne curi, e abbandoni me sventurato nelle disgrazie. 

Ahim, che devono fare gli uomini, di(mmi), o in chi devono avere fiducia? 

Tu, certo, proprio tu mi spingevi a darti la mia anima, cattivo, 

inducendomi ad amarti, come se tutto per me fosse al sicuro. 

E adesso proprio tu ti tiri indietro, e tutte le tue parole e le tue azioni

lasci che (le) disperdano i venti e le nuvole dellaria, inutili.

Ma se tu hai dimenticato, ricordano gli di, ricorda la Fedelt, 

che ti far pentire della tua azione, pi tardi.

 

 

                         31

Trimetri giambici scazonti (coliambi):

 

 

 

Paene nsularum, Srmio, insulrmque

oclle, quascumque n liquentibs stgnis

marque vasto frt uterque Nptnus,

quam t libenter qumque laetus nvso,

vix mi pse credens Thniam atque Bthnos

liqusse campos t videre t n tto!

O qud solutis st beatis cris,

cum mns onus repnit, ac pergrno

labre fessi vnimus larem d nstrum

desderatoque cquiescims lcto?

Hoc st quod unumst pr laboribs tntis.

Salv, venusta Srmio, atque er gude

gaudnte; vosque, lmpidae lacs ndae,

ridte quidquid st domi cachnnrum!

 

Traduzione:

O Sirmione, gemma delle penisole e delle isole,

tutte quelle che nei limpidi laghi

sorregge luno e laltro Nettuno,

come ti rivedo volentieri e con quanta gioia (lett.: come lieto),

a stento credendo a me stesso di aver abbandonato

la Tinia e le pianure della Bitinia e di vedere te al sicuro!

Oh che cosa c di pi bello dellessersi liberato dagli affanni [oppure: dell'essere liberi dagli affanni],

quando la mente depone il peso e, stanchi

per la fatica (del viaggio in terra) straniera, giungiamo al nostro focolare

e riposiamo nel letto (tanto) sognato?

Questa lunica ricompensa (lett.: lunica cosa che c) in cambio di tante fatiche.

Salve, o deliziosa Sirmione, e godi del (tuo) padrone;

godete anche voi, onde del lago Lidio (lett.: onde lidie del lago);

ridete, risate tutte che siete nella casa [oppure: ridete tutte le risate che avete con voi] 

(lett.: tutto quello di risate che c' nella casa) .

 

 

 

 

                       72 

 

Distici elegiaci (esametro + pentametro):

 

 

Dcebs quondm | solm te nsse Catllum,

Lsbia, nc prae m | vlle tenre Iovm.

Dlex tum t | non tntum ut vlgus amcam,

sd pater t nats | dligit t geners.

Nnc te cgnov: | quare tsi impnsius ror,

mlto m tamen s | vlior t levir.

"Qu potis st?" inqus. | Quod amntem iniria tlis

cgit amre mags, | sd bene vlle mins.

 

Traduzione:

Una volta dicevi che facevi l'amore1 solo con Catullo,

Lesbia, e che al posto mio non avresti voluto [volevi] abbracciare (neppure) Giove.

Ti amai, allora, non tanto come il volgo (ama) un'amante,

ma come un padre ama i figli e i generi.

Adesso so chi sei [ti ho conosciuta]: perci, anche se brucio di una fiamma pi violenta [pi violentemente],

(tu) sei per me molto pi vile e spregevole.

"Com' possibile?", dici. Perch un'offesa del genere

costringe un amante ad amare di pi, ma a voler bene di meno. 

 

(1) Il verbo nosse (= novisse) usato in senso biblico, cio nel senso di "conoscere carnalmente".

 

 

 

                        76   

 

Distici elegiaci (esametro + pentametro):

 

 

 

Squa recrdant | benefcta prira volptas

st homin, cum s | cgitat sse pim,

nc sanctm | violsse fidm, | nec fodere in llo

dvum ad fllends | nmine absum homins,

mlta parta mannt | tum in lnga aette, Catlle,

x hoc ngrat | gudia amre tib.

Nm quaecmque homins | bene ciquam aut dcere pssunt

ut facere, hac a t | dctaque fctaque snt.

mniaque ngrata | perirunt crdita mnti.

Qure cr tete im | mplius xcrucis?

Qun tu animum ffirms | atque stinc te pse redcis

t dis nvits | dsinis sse misr?

Dfficilst longm | subit depnere amrem;

dfficilst, verum hc | qu libet fficis:

na sals haec st, | hoc st tibi prvincndum,

hc facis, sive d | nn pote sve pot.

di, s vestrmst | miserri, aut s quibus mquam

xtremm iam ipsa n | mrte tulstis opm,

m miserum spicite t, | si vtam priter gi,

ripite hnc pestm | prnicimque mih,

qua mihi srrepns | ims ut trpor in rtus

xpulit x omn | pctore latitis.

Nn iam illd quaer, | contr me ut dligat lla,

ut, quod nn potis st, | sse pudca velt:

pse valre opto t | taetrum hnc depnere mrbum.

di, rddite mi hc | pr piette me!

 

Traduzione:

Se c qualche piacere per luomo che ricorda

il bene compiuto in passato, quando riconosce di essere una persona corretta,

di non aver mai infranto la parola data (che ) inviolabile e di non aver in nessun patto

abusato del Nume divino (lett.: degli dei), per ingannare gli uomini,

rimangono pronte per te nella lunga vita, o Catullo, molte

gioie (che ti provengono) da questo ingrato amore.

Infatti tutte le cose che di bene gli uomini possono a qualcuno o dire

o fare, queste sono state dette e fatte da te.

E tutte sono andate perdute, affidate ad un animo ingrato.

E dunque perch dovresti tormentarti ancora?

Perch invece non ti fai forza nellanimo e non ti togli da questa situazione

e non smetti di essere infelice, se gli dei sono contrari? [oppure: pur essendo gli dei contrari?]

difficile togliersi dalla mente allimprovviso un lungo amore.

difficile, ma fallo in qualunque modo.

Questa lunica salvezza, devi vincere questa battaglia;

fallo, sia che sia impossibile, sia che sia possibile.

O di, se una vostra prerogativa avere compassione, o se a qualcuno mai

avete gi portato lestremo aiuto proprio nel momento della morte,

volgete lo sguardo verso di me infelice e, se ho condotto con purezza la (mia) vita,

strappatemi questa peste rovinosa

che, insinuandosi come un torpore nella profondit delle mie membra,

mi ha tolto dal cuore ogni gioia.

Non chiedo gi quello, che lei contraccambi il mio amore (lett.: che ella mi ami a sua volta)

o, cosa che impossibile, che voglia essere pudica;

desidero star bene io, e togliermi di dosso questo terribile morbo.

O di, concedetemi questo in cambio della mia devozione.

 

 

                           99   

 

Distici elegiaci (esametro + pentametro):

 

 

Srripu | tibi, dm luds, | mellte Iuvnti,

sviolm dulc | dlcius mbrosi.

vrum id nn | impne tul: | namque mplius hram

sffixum n summ | m memini sse cruc,

dm tibi m purg | nec pssum fltibus llis

tntillm vestra | dmere savitia.

nm simul d factmst, | mults dilta lablla

gttis bsterst | mnibus rticuls,

n quicqum nostr | contrctum ex re manret,

tmquam cmmicta | sprca salva lupa.

Praterea nfest | miserm me trdere amri

nn cesssti omn|que xcrucire mod,

t mi x ambrosi | muttum im foret llud

sviolm trist | trstius hllebor.

Qum quonim poenm | miser propnis amri,

nmquam im posthc | bsia srripim.

 

Traduzione:

Mentre giocavi, dolcissimo Giovenzio, ti ho rubato 

un piccolo bacio, pi soave della soave ambrosia. 

Ma l'ho pagata cara [lett.: ho sopportato questo non impunemente]: infatti pi di un'ora 

ricordo di essere rimasto inchiodato in cima a una croce, 

mentre ti chiedevo perdono e non riuscivo, con tutte le mie lacrime [lett.: con alcune lacrime],

a placare (neppure) un pochino del tuo sdegno. 

Infatti, appena successo, ti sei asciugato le labbra bagnate da molte 

gocce con tutte le dita [oppure: con tutte le dita ti sei pulito le labbra, lavandole con molta acqua], 

perch nulla rimanesse infettato dalla mia bocca, 

come (se fosse) la schifosa saliva di una puttana contaminata. 

Inoltre non hai esitato a consegnare me, infelice, ad un Amore nemico [lett.: in collera] 

e a lasciarmi torturare [lett.: torturarmi] in ogni modo, 

tanto che quel piccolo bacio, di ambrosia (che era), mi si mutato 

in (un veleno) pi amaro dell'amaro ellboro. 

E se questa la pena cui condanni un amore non corrisposto [lett.: e poich questa pena stabilisci per un amore infelice], 

mai, d'ora in poi, mai pi ruber (i tuoi) baci.

 

 

                    101  

 

Distici elegiaci (esametro + pentametro):

 

 

 

Mltas pr gents | et mlta per aquora vctus

dvenio hs misers, | frter, ad nferis,

t te pstrem | donrem mnere mrtis

t mutm nequ|quam lloquerr cinerm,

qundoquidm | fortna mih | tete bstulit psum,

hu miser ndign | frter admpte mih.

Nnc tamen nterea hac, | prisc quae mre parntum

trdita snt trist | mnere ad nferis,

ccipe frtern | multm manntia fltu,

tque in prpetum, | frter, ave tque val!

 

Traduzione:

Dopo aver viaggiato per molte genti e per molti mari

sono qui [giungo], fratello, per (portarti) queste misere offerte funebri,

per donarti l'ultimo dono della morte

e per parlare invano alla tua cenere muta,

dal momento che la sorte mi ha portato via te, proprio te,

ahi povero fratello indegnamente strappatomi.

Ora tuttavia, intanto, queste (offerte) che secondo l'antica usanza degli avi

ti sono state portate come triste dono funebre [per il funerale],

accetta(le), grondanti (come sono) di molto pianto fraterno [molto grondanti di pianto fraterno],

e per sempre, fratello, ti saluto, addio1!

 

(1) Ave il saluto che i Romani si scambiavano quando si incontravano, vale quello con cui si lasciavano. Questo doppio saluto sottolinea lo strazio di Catullo per il fatto che, nel momento stesso in cui ritrova il fratello, morto in terra lontana, costretto a lasciarlo per sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa sezione sei il visitatore numero