Torna alla home

Carmi 1, 2, 3, 5, 8, 9, 11, 13, 51 

      

                 1

Endecasillabi faleci:

 

 

 

 

 

 

 

Ci don lepidm novm libllum

rid modo pmice xpoltum?

Crnel, tibi: nmque t solbas

mas sse aliqud putre ngas

im tum, cum usus es nus talrum

mne aevm tribus xplicre chrtis,

dctis, Ippiter, t labrisis.

qure hab tibi qudquid hc liblli,

qulecmque: quod, patrna vrgo,

pls un manet pernne saclo.

 

Traduzione:

A chi dono questo elegante nuovo libretto 

levigato or ora con larida pomice? 

Cornelio, a te: e infatti tu solevi 

pensare che le mie cosucce valessero qualcosa, 

gi allora quando osasti, unico tra gli Italici, 

raccontare tutta la storia in tre libri, 

dotti, per Giove, e faticosi. 

Perci eccoti questo libretto, qualunque esso sia 

e qualunque sia il suo valore: e questo, o vergine patrona, 

possa durare perenne per pi di una generazione.

 

 

                        2

Endecasillabi faleci:

 

 

Psser, dlicia mea pullae,

qucum ldere, quem n sin tenre,

ci primm digitm dare ppetnti

t acrs solet ncitre mrsus

cm desderi me nitnti

crum nscioqud libt iocri

t solciolm su dolris,

crdo, ut tm gravis cquiscat rdor1:

tcum ldere, scut psa, pssem

t trists anim levre cras!

...

Tm gratmst mihi qum fernt pullae

prnici ureolm fusse mlum

qud zonm solut di negtam.

 

(1) Abbiamo adottato la correzione del Guarini. Il testo quasi certamente guasto: il codice catulliano pi autorevole d: credo ut cum gravis acquiescet ardor, da interpungere quasi certamente cos:  

     credo: ut, cum gravis acquiescet ardor,...

     In tal caso ut varrebbe utinam e ne risulterebbe la seguente traduzione (d'altronde non inaccettabile):

     "...e (trovare) un piccolo conforto per la (sua) sofferenza,  

     credo: oh se, quando si calmer la (mia) ardente passione, 

     potessi giocare con te come lei  

     e alleviare i tristi affanni del cuore!"

     Per quanto riguarda i vv. 11-13, potrebbero essere preceduti da una lacuna: qualcuno infatti li espunge.

 

Traduzione:

Passero, delizia della mia fanciulla,

col quale solita giocare, che (suole) tenere in grembo,

cui (suole) dare, mentre si avventa, la punta del dito

e stuzzicare le pungenti beccate,

quando al mio fulgido amore

piace fare non so che piacevole gioco

e (trovare) un piccolo conforto per la sua sofferenza,

credo, perch si calmi allora la (sua) ardente passione;

oh potessi giocare con te come lei

e alleviare i tristi affanni del cuore!

...

(Questo) mi (sarebbe) tanto gradito quanto dicono che alla fanciulla

veloce (= Atalanta) fosse (gradita) la mela aurea

che sciolse la fascia (verginale) a lungo negata1.

 

(1) Catullo fa riferimento ad un mito: la vergine Atalanta aveva promesso di sposare colui che l'avesse vinta nella corsa, sicura com'era della sua imbattibilit; il bell'Ippmene riusc per nell'intento con un inganno: gett davanti alla ragazza tre mele d'oro, che ella si chin per raccogliere, risultando cos sconfitta. Ma Catullo (come gi Teocrito) insinua che Atalanta, colpita dalla bellezza di Ippmene, lo abbia lasciato vincere apposta!

 

 

 

 

                   3

 

Endecasillabi faleci:

 

 

Lgete, Veners Cupdinsque,

t quantmst hominm venstirum!

psser mrtuus st mea pullae,

psser, dlicia mea pullae,

qum plus lla oculs sus ambat:

nm melltus ert sumque nrat

psam tm bene qum pulla mtrem,

nc sese gremio llius movbat,

sd circmsilins modo hc modo lluc

d solm dominam sque ppibat.

Qu nunc t per itr tenbricsum

lluc, nde negnt redre qumquam.

t vobs male st, mala tenbrae

rci, quae mnia blla devortis:

tm bellm mihi psserem bstulstis.

factm male, mislle psser:

ta nnc oper mea pullae

flndo trgidul rubnt oclli.

 

Traduzione:

Piangete, o Veneri e Amorini

e tutti voi uomini raffinati (lett.: quanto vi di uomini piuttosto raffinati):

il passero della mia fanciulla morto,

il passero, delizia della mia fanciulla,

che ella amava pi dei suoi occhi.

Infatti era delizioso (= dolce come il miele) e conosceva la sua

padrona cos bene come una fanciulla (conosce) sua madre,

e non si muoveva dal suo grembo,

ma saltellando ora qua ora l

pigolava sempre (rivolto) alla (sua) sola padrona.

Ora egli va per quel cammino tenebroso

Da cui dicono che non torni nessuno.

Ma sia male a voi, malvagie tenebre

dellOrco che divorate tutte le cose graziose;

mi avete portato via un passero cos grazioso.

O disgrazia! O misero passerino (lett.: o miserello passero)!

Ora per causa tua i dolci occhi (lett.: occhietti) della mia fanciulla

sono rossi e un po gonfi per il pianto.

 

                        5

Endecasillabi faleci:

 

 

 

 

 

Vvams, mea Lsbia, tque ammus,

rmorsque senm sevrirum

mnes nus astimmus ssis.

Sles ccidere t redre pssunt:

nbis, cm semel ccidt brevs lux,

nx est prpetua na drminda.

D mi bsia mlle, dinde cntum,

din mille ltera, din secnda cntum,

dinde usque ltera mlle, dinde cntum.

Din, cum mlia mlta fcermus,

cnturbbimus lla, n scimus,

ut nequs malus nvidre pssit,

cm tantm sciat sse bsirum.

 

Traduzione:

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo(ci), 

e le chiacchiere dei vecchi troppo arcigni 

consideriamole tutte un soldo (bucato). 

I giorni [i soli] possono tramontare e ritornare; 

noi, una volta che la breve luce tramontata, 

dobbiamo dormire ununica notte eterna. 

Dammi mille baci, (e) poi cento, 

poi mille altri, poi ancora cento, 

poi di seguito altri mille, (e) poi cento. 

Poi, quando ne avremo totalizzate [avremo fatto] molte migliaia, 

li rimescoleremo, per non conoscere (il totale), 

o perch nessun maligno possa gettar(ci) il malocchio, 

sapendo che cos grande il numero dei baci [che c tanto di baci].

                        

                          8

Trimetri giambici scazonti (coliambi):

 

 

 

 

N.B.: alcuni interpreti accentano tutti e sei i "piedi" giambici; riportiamo a titolo di esempio il primo verso accentato in questo modo:

Misr Catlle, dsins inptre.

C' poi chi propone di accentare solo i "piedi" pari, ottenendo la seguente pronuncia:

Miser Catlle, desins ineptre.

La pronuncia pi diffusa per quella che accenta solo i tre "piedi" dispari pi il piede "zoppo" finale, come a noi pare preferibile: a tale pronuncia perci ci atterremo.

 

Misr Catulle, dsinas inptre,

et qud vides persse perditm dcas.

Fulsre quondam cndidi tib sles,

cum vntitabas qu puella dcbat,

amta nobis quntum amabitr nlla.

Ibi lla multa tm iocosa fbant,

quae t volebas nc puella nlbat.

Fulsre vere cndidi tib sles.

Nunc iam lla non vult: t quoque, impotns, nli,

nec qua fugit sectre, nec misr vve,

sed bstinata mnte perfer, bdra.

Val, puella, im Catullus bdrat,

nec t requiret nc rogabit nvtam.

At t dolebis, cm rogabers nlla.

Scelsta, vae te! Qua tibi mant vta?

Quis nnc te adibit? Ci videbers blla?

Quem nnc amabis? Cius esse dcris?

Quem bsiabis? Ci labella mrdbis?

At t, Catulle, dstinatus bdra.

 

Traduzione:

Povero Catullo, smetti di vaneggiare, 

e quel che vedi essere morto, considera(lo) morto. 

Riflsero un giorno per te giorni felici [soli splendenti], 

quando solevi andare dove ti portava la ragazza 

amata da me [noi] quanto nessuna sar amata. 

L si facevano quei molti giochi (damore) 

che tu volevi, e lei non rifiutava. 

Rifulsero davvero per te giorni felici [soli splendenti]. 

Ora lei non vuole pi: (e) anche tu, (seppure tu) non (lo) possa, non volere, 

e non inseguire (lei) che fugge, e non vivere infelice, 

ma con animo risoluto sopporta, resisti. 

Addio, ragazza: ormai Catullo forte [resiste], 

e non ti cercher, e non pregher (te) che non lo vuoi. 

Ma tu soffrirai, quando non sarai (pi) pregata. 

Disgraziata, guai a te! Che vita ti rimane? 

Chi ora si avviciner a te? A chi sembrerai bella? 

Chi ora amerai? Di chi si dir che sei [sarai detta essere]? 

Chi bacerai? A chi morderai le labbra? 

Ma tu, Catullo, risoluto resisti.

 

 

                           9

Endecasillabi faleci:

 

 

 

Vrani, mnibus mes amcis

ntistns mihi mlibus trecntis,

vnistne domum d tus pentes

frtresque nanims anmque mtrem?

Vnisti. mihi nnti beti!

Vsam te ncolumem udimque Hibrum

nrrantm loca, fcta, ntines,

t mos st tuus, pplicnsque cllum

icundum s oculsque svibor.

quantmst hominm betirum,

qud me latius st betisve?

 

Traduzione:

O Veranio, a tutti tra i miei amici

superiore per me, (fossero anche) trecentomila [oppure: di trecento miglia],

sei venuto a casa dai tuoi Penati

e dai fratelli unanimi e dalla vecchia madre?

Sei venuto! O notizie per me felici!

Ti vedr incolume e ti ascolter narrare

i luoghi, le azioni, i popoli degli Iberi

come tuo costume, e stringendomi al tuo collo

ti bacer la dolce bocca e gli occhi.

Tra tutte le persone pi felici (lett.:o quanto c di uomini pi felici)

che cosa c di pi lieto o pi beato di me?

 

                           11

 

Strofe saffica minore (3 endecasillabi saffici + 1 adonio):

 

 

 

 

Fri et urel, comits Catlli,

sve in xtrems penetrbit ndos,

ltus t long resonnte Ea

tnditur nda,

sve in Hrcans Arabsve mlles,

su Sags sagttifersve Prthos,

sve qua septmgemins colrat

aquora Nlus,

sve trns alts graditur lpes,

Casars visns monumnta mgni,

Gllicm Rhenum, hrribilsque lti-

msque Britnnos,

mnia hac, quaecmque fert volntas

calitm, temptre siml parti:

puca nntite mea pullae

nn bona dcta.

Cm sus vivt valetque mochis,

qus siml complxa tent trecntos,

nllum amns ver, sed idntidem mnium

lia rmpens;

nc mem respctet, ut nte, amrem,

qui llis culp cecidt velt prati

ltim flos, praterente pstquam

tctus artrost.

 

Traduzione:

Furio e Aurelio, compagni di Catullo

sia che penetrer fra gli Indiani allestremit del mondo

dove il litorale battuto dallonda Eoa che risuona da lontano,

sia tra gli Ircani o gli Arabi effeminati,

sia tra i Sagi e i Parti che portano frecce,

sia alle acque che il Nilo dalle sette bocche colora,

sia che avanzer al di l delle alte Alpi

per visitare le testimonianze del grande Cesare,

il gallico Reno e i Britanni orribili e ai confini del mondo,

tutte queste cose, qualunque cosa porter la volont

dei celesti, pronti ad affrontarle insieme a me,

annunciate alla mia fanciulla poche

parole non gentili:

viva e se la spassi con i suoi amanti

che in trecento tiene contemporaneamente abbracciati1,

non amandone nessuno davvero, ma allo stesso modo

rompendo le reni di tutti;

e non si volti a guardare come prima il mio amore

che per colpa sua caduto come

un fiore del margine del prato, dopo che 

stato toccato dallaratro che passa oltre.

 

(1) Si badi che complexa riferito a Lesbia ed ha propriamente valore attivo ("avendoli abbracciati").

 

 

                      13

Endecasillabi faleci:

 

 

 

 

Cnabs bene, m Fablle, apd me

pucis, s tibi d favnt, dibus,

s tecum ttulers bonam tque mgnam

cnam, nn sine cndid pulla

t vino t sale et mnibs cachnnis.

Hac si, inquam, ttulers, venste nster,

cnabs bene: nm tu Catlli

plnus scculus st arnerum.

Sd contra ccipis mers amres

su quid suvius legntisvest:

nam nguentm dabo, qud mea pullae

dnarnt Veners Cupdinsque;

qud tu cum lfacis, des rogbis,

ttum ut t facint, Fablle, nsum.

 

 

Cenerai bene, o mio Fabullo, a casa mia

tra pochi giorni, se Dio vorr (lett.: se gli dei ti sono favorevoli),

se porterai con te una buona ed abbondante

cena, non senza una bella ragazza

e vino e sale1 e ogni risata.

Se, (ti) dico, porterai queste cose, bello mio,

cenerai  bene; infatti il borsellino del tuo Catullo

pieno di ragnatele.

In cambio per riceverai amicizia sincera [oppure: unautentica delizia]

o se c qualcosa  di pi dolce e di pi elegante:

ti dar infatti un unguento che alla mia fanciulla

donarono le Veneri e gli Amorini;

e quando tu lo annuserai, pregherai gli dei,

o Fabullo, che ti facciano (diventare) tutto naso.

  

(1) sale ha qui il doppio senso sia di "sale" come ingrediente di cucina, sia di "arguzia".

 

                           51

 

Strofe saffica minore (3 endecasillabi saffici + 1 adonio):

N.B.: E' utile un confronto con l'ode detta "della gelosia" di Saffo, di cui questo carme la libera traduzione.

 

             

 

  

 

 

 

lle m par sse de vidtur,

lle, s fas st, superre dvos,

qu sedns advrsus idntidm te

spctat et udit

dlce rdentm, miser quod mnes

ripit senss mihi: nm siml te,

Lsbia, spex, nihil st supr mi

<vcis in re;>

lngua sd torpt, tenus sub rtus

flmma dmant, sonit supte

tntinnt aurs, gemin tegntur

lmina ncte.

...

tim, Catlle, tib molstumst:

tio xsults nimimque gstis:

tium t regs prius t betas

prdidit rbes.

 

Mi sembra che sia pari ad un dio

se lecito, (mi sembra) che superi gli di,

colui che, sedendoti di fronte, continuamente ti

guarda e (ti) ascolta

mentre sorridi dolcemente, cosa questa che a me misero

strappa tutte le facolt; infatti non appena,

o Lesbia, ti vedo, non mi rimane pi

<un fil di voce (lett.: nulla di voce in bocca)>,

ma la lingua si intorpidisce, un fuoco sottile

si insinua sotto le membra, per un suono interno

le orecchie rimbombano, entrambi

gli occhi si annebbiano

(lett.: gli occhi si ricoprono di una duplice notte).

...

Lozio, Catullo, ti dannoso;

per lozio ti esalti e troppo smanii.

Lozio ha mandato in rovina re e citt

un tempo felici [oppure: anticamente mand in rovina re e citt]

 

 

 

 

In questa sezione sei il visitatore numero