[Intestazione pagina non disponibile nel Web corrente]

[La barra dei collegamenti non è disponibile in questo Web]

In quel medesimo tempo P. Clodio, uomo famoso, eloquente, audace e che non conosceva nessun (altro) limite nel parlare o nell’agire1 se non (quello) che voleva (lui), esecutore molto fine di cattivi propositi, malfamato anche per uno stupro ai danni della sorella e accusato2 di sacrilegio per adulterio commesso durante le più austere cerimonie sacre del popolo romano, poiché nutriva una profonda ostilità nei confronti di Cicerone - infatti che amicizia3 poteva esserci tra uomini così diversi? - ed era passato dal patriziato alla plebe, presentò durante il suo tribunato una legge (in base alla quale) chi avesse fatto morire un cittadino romano non condannato, fosse mandato in esilio: con le parole di questa (legge), sebbene Cicerone non fosse nominato (esplicitamente), tuttavia veniva attaccato solo (lui). Così un uomo dai grandissimi meriti verso lo Stato dovette sopportare4 la sventura dell’esilio come ricompensa per aver salvato la patria5. Cesare e Pompeo non furono esenti dal sospetto della persecuzione contro Cicerone. Sembrava che Cicerone se la fosse tirata addosso perché non aveva voluto essere tra i venti commissari per la spartizione dell’agro campano.


Soluzione dell'esercizio:

 

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 


Nota 1
di parlare e di agire;

Torna su



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota 2
dichiarato accusato;

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota 3
che cosa (di) amichevole;

Torna su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota 4
un uomo che aveva ottimamente meritato dello Stato sopportò;

Torna su



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota 5
della patria salvata.

Torna su