Tanto Agostino quanto il suo amico, all'epoca cui si riferisce il brano, aderivano all'eresia manichea;
nelle Confessiones Agostino si rivolge a Dio in seconda persona;
citazione dai Salmi (93. 1);
il Dio dei Manichei;
Sottinteso il verbo dipendente da poterat (vivere o simili).
Metafora inquietante e un po' onirica, frequente in Agostino: chi si allontana dalla fede è come un fuggitivo alle cui spalle incalza, non visto, l'inseguitore, cioè Dio.
"Quella" vita perché per Agostino si tratta di un capitolo ormai chiuso, diverso dalla sua vita attuale. Suavi è ablativo e concorda con vita; mihi è dativo di relazione. Nota la figura etimologica suavi... suavitates.
Quo = et eo (nesso relativo).
Relativa indefinita. Come ricorderai, i pronomi e gli avverbi raddoppiati (come quidquid) ed uscenti in -cumque vogliono di norma l'indicativo. Nota il parallelismo cum illo communicaveram / sine illo... verterat.
Attenzione ad identificare, in questa serie di nominativi, i soggetti ed i predicativi dei soggetti.
Più forte di nec.
Il soggetto è omnia ("tutte le cose"). La causale è soggettiva: di qui l'uso del congiuntivo obliquo, che nega validità assoluta alla motivazione addotta (qui infatti l'odio è scatenato da un movente del tutto irrazionale e come tale non oggettivamente valido: infatti per Agostino la realtà che lo circonda è accettabile solo a condizione che in essa viva la persona amata). La proposizione seguente ha invece l'indicativo, il che indurrebbe a credere che si tratti di una coordinata alla principale. Ai fini della traduzione non cambia nulla.
"Ecce veniet" interrompe il periodo che inizia con et oderam e finisce con absens erat: se osservi la suddivisione in proposizioni, noterai che le due frasi che seguono fanno ancora parte di tale periodo. Sicut sottintende fiebat (o un verbo analogo).
Di norma avverbio interrogativo, quando può talora essere anche congiunzione causale o, più raramente, temporale, come in questo caso.
Nella suddivisione del periodo in proposizioni nihil è stato spostato per esigenze di analisi. A proposito di noverat, non dimenticare che novi è un perfetto logico che ha valore di presente; a che cosa equivale dunque il piuccheperfetto?
Si ripete la situazione segnalata alla nota 9: le proposizioni che seguono "Spera in Deum" fanno ancora parte del periodo che inizia con et si dicebam e finisce con iubebatur. Si dicebam... non obtemperabat è un periodo ipotetico indipendente della realtà.
La posizione di carissimum, posticipato rispetto a homo e attratto in accusativo da quem, lascerebbe intendere che esso abbia valore predicativo. Nella traduzione comunque ti conviene considerarlo riferito a homo (homo carissimus quem): renderlo in modo letterale significherebbe appesantire terribilmente la traduzione.
Costruzione personale di iubeor; in italiano non è possibile mantenerla.
Il congiuntivo possem si spiega col fatto che le due relative fra loro coordinate sono improprie: hanno infatti valore consecutivo. Per tradurle senza creare un anacoluto, dovrai svolgere ubi in (talis) ut ibi, di modo che l'introduttore ut possa riferirsi anche a inde: "(un luogo) tale che in esso... e che da esso...".