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Manifestò la (sua) impudenza, la (sua) libidine, la (sua) lussuria, la (sua) avidità (e) la (sua) crudeltà dapprima gradualmente e di nascosto e come se si trattasse di errori giovanili1, ma in un modo tale che anche allora nessuno aveva dubbi2 che quei vizi fossero di natura (e) non di gioventù. Subito dopo il crepuscolo, calzato3 un berretto o una parrucca, entrava nelle osterie e vagabondava per le strade in vena di scherzi4, d'altronde non inoffensivi5, se (si considera che) era solito picchiare (le persone) che ritornavano da una cena e ferire e buttare nelle fogne (quelle) che opponevano resistenza, (ed) anche sfondare le (porte delle) botteghe e saccheggiar(le). E spesso, in risse di questo genere, corse il rischio di (perdere) gli occhi e la vita, (essendo stato) ferito quasi a morte da un tale di rango senatorio, alla cui moglie aveva messo le mani addosso. Perciò, in seguito, non si azzardò mai più (a presentarsi) in pubblico6 a quell'ora senza (la scorta di alcuni) tribuni, che lo seguivano di lontano e con discrezione7. Anche in pieno giorno, fattosi trasportare di nascosto in teatro su una lettiga, assisteva dall'alto del proscenio alle liti dei pantomimi, nel contempo come vessillifero e come spettatore, e (una volta), poiché si era venuti alle mani e si lottava a (colpi di) pietre e di pezzi di sgabelli, gettò anch'egli molti (proiettili) sulla gente e ferì pure gravemente alla testa un pretore8.