Anche la perifrastica passiva, come quella attiva, è un costrutto tipicamente latino che non ha un esatto corrispondente nella lingua italiana.

Anch'essa non costituisce proposizione a sé, bensì è un mezzo per esprimere un'azione che si deve compiere. A differenza della perifrastica attiva, però, può far parte di qualunque proposizione, mantenendo sempre lo stesso valore di dovere, obbligo, necessità.

In latino è costituita dal gerundivo di necessità in unione con il verbo esse coniugato nel modo e nel tempo richiesti dalla proposizione cui appartiene.

Poiché in latino il gerundivo di necessità è di forma passiva, mentre in italiano le espressioni che indicano dovere, obbligo o necessità sono attive, nella traduzione devi tener conto della differenza che esiste fra le due lingue: in particolare noterai che la frase italiana di forma attiva "noi dobbiamo amare i genitori" corrisponde alla frase latina di forma passiva nobis parentes amandi sunt, dopo aver subito queste trasformazioni: Se dovessimo tentare di tradurre alla lettera questa frase, essa suonerebbe così: "da noi i genitori sono da amarsi", ma capisci facilmente anche tu che non puoi fornire una simile traduzione!


Nota bene:

Anche i verbi intransitivi possono avere la perifrastica passiva, ma solo nella forma impersonale.

Esempio: eundum est = si deve andare, bisogna andare;
pugnandum erat = bisognava combattere, si doveva combattere.

CONSIGLI PRATICI DI TRADUZIONE:
Tradurre alla lettera la perifrastica passiva non è possibile, perché costringeresti la lingua italiana a piegarsi ad un costrutto non suo, pertanto ti converrà seguire questo sistema:
  1. accertati prima di tutto che si tratti di una perifrastica passiva e non di un gerundivo al posto del gerundio: lo capirai constatando che il gerundivo di necessità è in nominativo e che è accompagnato dal verbo esse;

  2. cerca il dativo d'agente: se c'è, deve essere tradotto come soggetto;

  3. traduci il verbo esse con il verbo "dovere" (concordato con il suo soggetto) o "bisognare" (impersonale) nello stesso tempo e modo di esse;

  4. traduci il gerundivo con l'infinito;

  5. cerca poi il soggetto in nominativo: se c'è, deve essere tradotto come complemento oggetto; se non c'è e il gerundivo è di genere neutro, tutta l'espressione è usata impersonalmente.

Esempio: Magistro multa utilia dicenda sunt: magistro (dativo d'agente) = il maestro (soggetto); sunt = deve (presente indicativo, concordato col maestro); dicenda = dire (infinito); multa utilia (soggetto in nominativo) = molte cose utili (complemento oggetto).



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