INTRODUTTORI: nessun introduttore
MODO DEL VERBO: infinito:
     presente, se esprime azione contemporanea alla reggente
     perfetto, se esprime azione anteriore alla reggente
     futuro, se esprime azione posteriore alla reggente


Per proposizioni infinitive si intendono le proposizioni oggettive, soggettive ed esplicative (o epesegetiche) che in latino hanno il soggetto in accusativo e il verbo all'infinito. Esse appartengono alla grande famiglia delle completive.

Le proposizioni oggettive fungono da complemento oggetto del verbo reggente e sono introdotte da:
  1. verba dicendi e declarandi come dico, adfirmo, nego, declaro, demonstro, significo, scribo, respondeo, fateor, confiteor, promitto, iuro, persuadeo, narro, trado, fero, nuntio, etc.;

    Esempio: dico te studere = dico che tu studi.


  2. verba sentiendi come credo, puto, cogito, opinor, sentio, animadverto, audio, video, accipio, comperio, intellego, scio, nescio, ignoro, cognosco, memini, recordor, obliviscor, spero, despero, fido, confido, etc.;

    Esempio: scio te studere = so che tu studi.


  3. verba affectuum come gaudeo, laetor, doleo, indignor, miror, admiror, lugeo, maereor, glorior, etc.;

    Esempio: gaudeo te studere = sono contento che tu studi.


  4. verba voluntatis come volo, nolo, malo, iubeo, prohibeo, veto, etc.;

    Esempio: gaudeo te studere = sono contento che tu studi.


Le proposizioni soggettive fungono da soggetto del verbo reggente e sono introdotte da:
  1. verbi impersonali come oportet, opus est, necesse est, decet, dedecet, iuvat, interest, licet, libet, placet, paenitet, etc.:

    Esempio: oportet te studere = è opportuno che tu studi.


  2. espressioni formate dal verbo esse alla terza persona singolare e da un sostantivo o aggettivo neutro sostantivato che funge da predicato nominale o da un genitivo di pertinenza: magna laus est, sapientis est, turpe est, etc.:

    Esempio: turpe est falsum dicere = è vergognoso dire il falso.


Le proposizioni infinitive assumono funzione esplicativa (o epesegetica) quando spiegano un soggetto o un complemento oggetto generico della reggente e sono normalmente preannunciate da un pronome neutro con funzione prolettica: id, hoc, illud, etc.;

Esempio: hoc turpe est, falsum dicere = questa è un'azione turpe, dire il falso.


In italiano sono introdotte:

Nota Bene:
  1. i verbi che mancano di supino non hanno il participio futuro, pertanto quando devono esprimere un'azione futura rispetto al verbo della reggente, hanno bisogno di "aiuto". Questo viene fornito loro da:

    • fore ut + congiuntivo presente o imperfetto a seconda del tempo del verbo della reggente:

      Esempio: magister dicit fore ut Latinas litteras discatis = il maestro dice che voi imparerete il latino
      magister dixit fore ut Latinas litteras disceretis = il maestro disse che voi avreste imparato il latino.


    • posse + infinito presente:

      Esempio: totius Galliae sese potiri posse sperant = sperano di potersi impadronire (che si impadroniranno) di tutta la Gallia.


  2. con i verbi possum, debeo, volo il futuro semplice viene reso con l'infinito presente posse, debere, velle poiché essi contengono già in sé l'idea del futuro:

    Esempio: scio milites vincere velle = so che i soldati vorranno vincere (so che i soldati vogliono vincere).


  3. l'infinito futuro anteriore si esprime in latino con il participio perfetto + fore:

    Esempio: puto cras meum fratrem profectum fore = credo che domani mio fratello sarà (già) partito.


CONSIGLI PRATICI DI TRADUZIONE:
Nella traduzione devi rispettare il rapporto di contemporaneità, anteriorità e posteriorità che intercorre tra il verbo della reggente e il verbo della infinitiva; pertanto:
  1. se nella reggente c'è un tempo presente seguirai questo schema:

  2. Dico Dico che
       te bonum esse
       te bonum fuisse
       te bonum futurum esse
       tu sei buono
       tu eri (sei stato, fosti) buono
       tu sarai buono


  3. se nella reggente c'è un tempo passato qualunque, seguirai questo schema:

  4. Dicebam (dixi, dixeram): Dicevo (dissi, avevo detto) che:
       te bonum esse
       te bonum fuisse
       te bonum futurum esse
       tu eri (sei) buono
       tu eri stato buono
       tu saresti stato buono


Se il verbo reggente è puto (o altro verbo simile che indichi opinione soggettiva), in italiano il verbo dell'infinitiva si traduce con il congiuntivo; pertanto:
  1. se nella reggente c'è un tempo presente seguirai questo schema:

  2. Puto: Penso che:
       te bonum esse
       te bonum fuisse
       te bonum futurum esse
       tu sia buono
       tu sia stato buono
       tu sarai buono


  3. se nella reggente c'è un tempo passato qualunque seguirai questo schema:

  4. Putabam (putavi, putaveram): Pensavo (pensai, avevo pensato) che:
       te bonum esse
       te bonum fuisse
       te bonum futurum esse
       tu fossi buono
       tu fossi stato buono
       tu saresti stato buono


Il soggetto della proposizione infinitiva è generalmente espresso, ma traducendo i brani riportati in questo libro ti accorgerai che questa non è una regola tassativa. Comunque in dipendenza da statuo, constituo e decerno si trova l'infinito semplice se vi è identità di soggetto:

Esempio: statui hunc librum legere = ho deciso di leggere questo libro.


Attenzione!

Un verbo che regga una proposizione infinitiva deve sempre rientrare, per quanto riguarda il significato, in una delle categorie di verbi che abbiamo elencato all'inizio della scheda. Se il verbo in questione ha più significati, devi cercare con attenzione quello adatto a reggere una proposizione appunto infinitiva. Il verbo fingo, ad esempio, ha come primi significati "formare, plasmare, modellare, adornare, educare, comporre, etc.", ma cercando attentamente sul vocabolario si trova anche "immaginare, fingere e supporre", significati che possono reggere un'oggettiva.

Esempio: Lycurgus auctorem earum legum Apollinem Delphicum esse finxit = Licurgo finse che autore di quelle leggi fosse Apollo Delfico.


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