Finalmente l’esame di maturità è tornato ad essere una cosa seria!

 

Ma davvero ci possiamo credere?

 

Venderci questa ennesima novità come una cosa seria è un insulto alla nostra intelligenza!

Un elaborato buttato giù in un mese può rendere giustizia

alla preparazione che si dovrebbe raggiungere in cinque anni di scuola superiore?

Alla fine di un corso di studi si dovrebbe dimostrare il livello di conoscenze acquisite in tutte le discipline,

o no?

Alla tesina si è sostituito l’elaborato. Bella conquista! Cambiano i termini, ma la sostanza?

In un’epoca in cui su Internet si trova tutto e di tutto, quanti lavoreranno al loro elaborato in autonomia?

Ma perché poi non si devono svolgere le prove scritte?

C’è il Covid, è vero, e dobbiamo tutelare la salute innanzi tutto. Ma quando si svolgevano le prove scritte, noi studenti eravamo sistemati nei corridoi delle scuole, ad una distanza di più di un metro uno dall’altro

per evitare che copiassimo.

Gli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore sono meno di un quinto degli studenti totali.

E allora? Non ci sarebbe lo spazio?

Qual è il motivo VERO per cui si aboliscono gli scritti?

E’ possibile mai che non si debba più svolgere un tema di Italiano? Che gli studenti del liceo classico non debbano tradurre una versione di greco e di latino? Che gli studenti del liceo scientifico non debbano sostenere una prova scritta di matematica e di fisica? E così di seguito per gli altri indirizzi di studio?

Vogliamo il sonno delle menti?

Lo scorso anno di questi tempi, visto che siamo in tema di anniversario, è stato ufficialmente annunciato che sarebbero stati tutti promossi! Ma si può dire a marzo che a giugno tutti saranno promossi?

Una pacchia!

Solo gli studenti responsabili e seri e gli insegnanti altrettanto impegnati e, oserei definirli, eroici, hanno continuato a lavorare, anche se in condizioni estremamente complicate.

Ma gli altri? E allora, visto che ci si deve uniformare al livello più basso, eliminiamo gli scritti.

Quattro parole in croce  saranno in grado di dirle tutti, no?

Un elaborato andrà benissimo.

Non indaghiamo sull’effettivo autore dell’elaborato, l’importante è saper vendere il contenuto!

È vero che il voto farà la differenza.

Ma per chi ha vivacchiato tra un’insufficienza e l’altra, sempre meno grave grazie alla bontà degli insegnanti nella correzione e al livello sempre più basso delle richieste, che importanza ha il voto?

L’importante è finire (come diceva una canzono di Mina qualche tempo fa)!

All’Università, Dio provvede!

Mi pare di capire che sia stata decretata la morte dell’esame di maturità, perché ormai solo un ingenuo può credere che l’esame di maturità sia diventato una cosa seria.

E allora avrei una proposta da fare:

eliminiamo l’esame di maturità e affidiamoci allo scrutinio finale del collegio di classe che saprà giudicare in modo equo la preparazione raggiunta da ogni studente nelle singole discipline. Chi vorrà frequentare una facoltà universitaria, dovrà affrontare un esame in cui dimostrerà le conoscenze richieste per accedere alla facoltà scelta; chi invece, come i geometri, i ragionieri, ecc., vorrà esercitare la professione senza continuare gli studi universitari, dovrà sostenere un esame in cui dimostrerà di aver acquisito la preparazione necessaria ad essere un bravo geometra, un bravo ragioniere e così via.

Non sarebbe tutto più semplice, ma soprattutto più serio?

L’istruzione è importante. Si è lottato tanto perché tutti potessero studiare e raggiungere un buon livello culturale. Non smantelliamo adesso quello che si è costruito con fatica. Il sonno delle menti è pericoloso. È come addormentare le nostre coscienze. Quando non saremo più in grado di esprimere o di formulare delle idee, potremo solo sentirci dire le parole che Virgilio rivolgeva a Dante:

“Vuolsi così colà dove si puote

 ciò che si vuole, e più non dimandare”






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